sogno

La tesi sostenuta in questo lavoro è la scoperta sempre più viva che i sogni, almeno dal racconto che ne fanno i nostri pazienti, toccano il corpo più di quanto si pensi o venga ricordato da molti articoli e ricerche sui sogni.

È pur vero che l’adozione di tecniche corporee di indirizzo analitico, durante la terapia, stimola il sistema olistico “mente-corpo” a reagire e a produrre dei ricordi, delle emozioni e, poi, dei sogni legati al corpo, alle sensazioni e ai fatti “duri” della vita, insomma, a quel contatto primigenio madre – bambino.

Nei disturbi somatoformi e ancora di più nelle malattie psicosomatiche – dove i tratti alessitimici di pazienti psicosomatici sono più marcati e i sogni sono particolarmente “inibiti”, “bloccati” (“crus”: crudi, aridi) e quasi mai ricordati – tali tecniche risultano essere molto utili e in- dispensabili per favorire lo sblocco del mondo dell’immaginario e onirico (Agresta F., 2002; 2010; Biondi M., 2001; Parietti P., 2008; Di Donato R., 1985; 2002; Sapir M., 1986; 2000; Sifneos P., 1990; 2002).

Sappiamo che “il sogno riesce a dare una forma simbolica ad esperienze pre – verbali, a vissuti originariamente presimbolici per cui – come scrive M. Mancia – permette anche di esprimere a parole ciò che faceva parte della storia preverbale. In virtù di questo processo, il sogno può rendere pensabili, anche senza il ricor- do, emozioni passate depositate nella memoria implicita e parti strutturali di un inconscio non rimosso” (2003).

Se il corpo, all’inizio della vita del neo- nato è un tutt’uno con la mente, e se l’attività onirica è già pronta per espri- mere il suo linguaggio che sarà senz’altro corporeo, l’adulto in analisi usa il proprio corpo, quando “rivive” alcune esperienze preverbali che la situazio- ne analitica ripropone e comunica il dolore, la gioia, l’aggressività, le emo- zioni.

È acquisito, ormai, che durante i sogni (che identifichiamo nelle fasi del sonno REM) si producano, allo stesso tempo e paradossalmente, uno o più scenari onirici saturi di immagini e di fantasmi emotivi, e una situazione corporea molto particolare: movimenti oculari rapidi, calo di temperatura, battito cardiaco e pressione sanguigna irregolari, ipotonia muscolare, (talora) pene in erezione, irrorazione sanguigna del cervello in aumento; infine, modificazioni neurormonali.

Questa complessa struttura paradossale (sonno paradosso o “REM”) dimostra in maniera assoluta che il mondo dei sogni media e costruisce una unione, quella più sofisticata, tra soma e psiche, tra corpo e mente (Agresta F., 1986; 1988; 2001; 2002; Mancia M., 1994; 2003) che si ripropone a livelli meno accentuati nelle tecniche corporee.

Accade, qualche volta, che i pazienti raccontano “quei” sogni in cui i corpi sono, o sono stati investiti, o toccati, in quel determinato sogno, in maniera non tanto e non solo “immaginifica” – cioè quando il paziente racconta-6 –

che sogna un qualcosa che riguarda l’idea di un cambiamento, di uno stato psichico particolare nel o del suo corpo – quanto, invece racconta di una certa o di una forte, modificazione corporea reale, di una percezione concreta, non allucinatoria, al risveglio, di uno stato oggettivo di “violenza” che accade durante il sogno e “dentro” il proprio corpo, al di là delle modificazioni fisiologiche del sonno REM, sopra descritte.

Anche nel racconto dei sogni i pazienti stessi sono testimoni, al risveglio, di vari accadimenti, paurosi e piacevoli: “Mi sono svegliato di colpo con una angoscia, seduto sul letto, il cuore mi batteva a mille all’ora”; “avevo un nodo alla gola…mi sembrava di strozzarmi: avevo sognato di essere stato sgozzato” (giocatore d’azzardo pentito…);

“ho sognato di avere un rapporto anale con un donna e mi sono svegliato di soprassalto pensando, come altre volte, di prenderlo io…avevo un dolore fitto fitto nell’ano, mentre ho avuto un’eiaculazione anche nel sogno” (era venuto perché impotente);

“nel sogno una forza mi spingeva a trasgredire, un’altra mi diceva di no…un fortissimo mal di testa…e un’angoscia come se fossi stata frustrata da un’azione interrotta violentemente…mi sono svegliata con la pressione molto alta…l’ho misurata e mi fischiavano le orecchie! (medico)”.

2. Freud e le relazioni d’oggetto

In questa relazione può essere colto quello che da anni è il nucleo della concettualizzazione postfreudiana del “modello relazionale della mente”, rispetto al primo modello pulsionale.

“Tale trasformazione ha valorizzato la storia personale, affettiva ed emozionale del soggetto a partire dalla relazio- ne primaria che il bambino ha con la madre e con l’ambiente in cui cresce. Queste prime esperienze sono legate alla sensorialità e al corpo attraverso cui la madre trasmette al neonato affetti ed emozioni indispensabili per la sua crescita mentale” (Mancia M., 1994; 2003).

Le ultime ricerche, dagli psicoanalisti ai costruttivisti, hanno fatto convergere tutti gli studiosi in un risultato concreto e chiaro: nei primi tempi di vita esiste ancora quella sim- biosi totale tra madre e bambino, i cui corpi biologici anche se sono stati separati alla nascita, non si sono separati dai corpi “mentali”, né dalle forti emozioni di entrambi, né, tantomeno, nei rispettivi funzionamenti psichici della madre e del bambino.

Non abbiamo la possibilità di conoscere il con- tenuto del sogno del bambino piccolissimo, questo sì. Ma conosciamo l’ori- gine delle prime esperienze legate ai sensi, alle emozioni, ai primi costrutti fantasmatici e del pensierio (Dolto F., 1984; Gilliéron E., 1995; Onnis L. et alii, 2001). Oggi, però, già i bimbi di 2/3 anni, se stimolati, raccontano i primi brevi sogni.

A questo riguardo M. Mancia precisa che “queste prime esperienze sono legate alla sensorialità e al corpo attraverso cui la madre trasmette al neonato affetti ed emozioni indispensabili per la sua crescita mentale” (2003).

Dobbiamo ricordare anche che tutto il preverbale e il presimbolico è incamerato e depositato nella memoria che Mancia chiama implicita, “perché non possiamo averne il ricordo, dato che le strutture necessarie alla memoria esplicita o autobiografica non maturano prima dei 2 – 3 anni di vita.

Pertanto queste esperienze preverbali e presimboliche verranno a formare un ‘nucleo inconscio del Sé non rimosso’ che condizionerà la vita affettiva, emo- zionale, cognitiva e persino sessuale dell’adulto” (Mancia M., 2003).

Nelle nostre esperienze, seguendo il filone che prospetta una psicoterapia di tipo dinamico psicosomatico e relazionale a più livelli (verbale, non verbale, corporeo, analogico, simbolico e onirico, secondo il mio model- lo dinamico – psicosomatico: Agresta F., 1997; 2002), abbiamo la possibilità di seguire molti racconti di sogni di più “istanze soggettive” (individuo, coppia, famiglie e gruppi) e, al tempo stesso, di osservare e registrare la risposta dei pazienti al cambiamento del setting, in fase di “regressione corporea”.

Come reagisce il soggetto col corpo (sintomi e disturbi psicosomatici), ai cambiamenti dinamici e a quelli strutturali nel quadro analitico? Qual è il transfert dei pazienti? Come reagiscono i corpi nei sogni e come sono i sogni di alcuni tipi di personalità? (Marty P., 1991).

Come cambiano le loro immagini mentali chiamate “sovrastrutture psichiche dell’immaginario” dei soggetti in analisi (Sapir M., 1986; Uva V., 1992; Agresta F., 1997; 2001; 2001; 2003)

A tal proposito ricordiamo che Freud, in una lettera del 6 novembre del 1917 all’allievo e collega S. Ferenczi, definisce “sintomi groddeckiani” le sofferenze somatiche che non hanno cause direttamente organiche ma ven- gono “provocate” da fantasie inconsce.

Il Maestro ufficialmente negava le “malattie somatiche” ma, nella corrispondenza con alcuni allievi, ascoltava e leggeva il linguaggio del corpo, del corpo che parla e al quale allo stesso tempo si parla- come accade nelle forme isteriche. Poi, al tempo stesso, ha negato il corpo nelle “malattie neurotiche”.

Comunque, in accordo col metodo clinico, l’osservazione e l’ascolto terapeutico rappresentano la via regia da seguire: l’osservazione non è asettica, non è neutra ma è intrisa di una relazione speciale, contraddistinta dal transfert e dal controtransferte dall’interpretazione analitica del terapeuta.

E’ proprio nella situazione transferale che il soggetto può rappresentare nel sogno stesso la sua situazione personale, conflittuale, in cui egli, spesso, riattraversa il “corpo bambino”, quando la dimensione intrapsichica e difensiva della struttura dell’Io, non riesce a contenere, strutturalmente e olistica- mente, il conflitto stesso.

O, più a ragione, il corpo ripropone i conflitti preverbali e simbolici che si erano già strutturati nei due-tre anni di vita. Così, quando il corpo “vive” il sogno, anche drammaticamente, significa che prima era tenuto “scisso” da una parte della mente: era una “cellula dormiente”; ri-costituire una migliore dimensione unitaria del sistema mente – corpo, nell’attualità della relazione terapeutica, risulta utile e necessario, in una visione globale delle malattie psicosomatiche (Biondi M., Mantua V., 2001).

Dobbiamo con- siderare che è “pur vero che i pensieri, le percezioni e le emozioni del sogno sono specifici per ciascun soggetto permettendogli di fare da tramite fra le più arcaiche esperienze dell’infanzia attivate dal transfert e quelle attuali presenti nel transfert” (Mancia M., 1994).

Disturbo Borderline

Gli individui con Disturbo Borderline di Personalità possono avere una modalità di boicottaggio di se stessi nel momento in cui l’obiettivo è sul punto di essere realizzato (per esempio, ritirarsi da scuola quando sono in procinto di diplomarsi, distruggere una relazione proprio quando è chiaro che potrebbe durare).

A ben vedere le caratteristiche di base proprie di questi disturbi appartengono ad un modo di essere dell’uomo contemporaneo che vive alla ricerca di emozioni, possibilmente “forti”. L’emozione forte è quella alla quale si crede e ad essa si affida una momentanea ed effimera sicurezza, che si è anche in grado di comunicare ad altri.

Questa emozione effimera copre spesso una condizione “alessitimica”, intesa come incapacità a percepire le sensazioni, le emozioni e la gioia, provenienti dal corpo, che potrebbe essere inquadrata come caratteristica comune in molti casi di disturbo bor- der-line.

Questo spiegherebbe il tentativo di “risvegliare” un corpo non per- cepito perché anestetizzato, mediante agiti anche cruenti (rapporti sessuali agiti o subiti in modo violento, graffiarsi, ferirsi, automutilarsi) (Agresta F., Di Donato R., 2004).

Psicosomatica clinica individuale: il corpo a corpo

Alfia, 37 anni, era venuta in cura per uno stato confusionale, per de- pressione e stati ansiosi diffusi. Sino all’adolescenza aveva sofferto di attacchi di asma.

Il suo problema era rappresentato da un suo legame terribilmente conflittuale con la propria madre tanto che era convinta della “bontà” ma- triarcale della sua famiglia (compresi i nonni materni); avendo lei ricevuto una educazione libertaria, di tipo femminista – così come la nonna e la madre – nella vita familiare viveva una prassi sociale libertaria e di famiglia aperta, anni settanta, ottanta. In verità, nell’ambito del rapporto madre – figlia, la madre controllava intrusivamente e seduttivamente tutta la vita di Alfia (stessi amici, stessi locali, stessi party, ecc.).

Dopo la nascita di sua figlia Beba, di 3 anni, Alfia si sentiva ancora più soffocata da sua madre. Du- rante la psicoterapia prende coscienza di questo conflitto paradossale e, nel momento in cui dice alla madre – con difficoltà e paura – di non venire più a casa sua senza un suo assenso, cominciando così a mettere dei limiti più rigidi in vista di una separazione “normale” fra lei e la madre, Alfia fa diversi sogni. Uno è particolare: “Stavo sul balcone con mia figlia, eravamo abbracciate; una donna mi dice di volare – Vola, vola. Io mi accorgo che c’è un vento forte che ci può portare in alto, come un turbine.

La voce continua: vola, vola. Nel sogno, penso al suicidio mio e della bambina, poi il volto di mia madre mi appare come un flash. Mi sveglio con un sussulto, ansiman- do, con forti attacchi di asma, di forte dolore al torace, sono angosciata, ma dico: Oddio, è solo un sogno! Realizzo che è una cosa di testa, penso alla terapia e mi calmo, e il mio attacco di asma diminuisce, questa volta senza farmaci. Nella realtà adesso io e Beba ci abbracciamo spesso”.

Beba ha cominciato a parlare da quando Alfia si sta staccando da sua madre e le ha aperto uno spazio mentale; in contemporanea, Beba non vuol rimanere da sola con la nonna.

Alberto, 15 anni, malato di rettocolite ulcerosa emorragica e con struttura alessitimica, senza sogni e fantasie, somatizzava la sua aggressività e i suoi sensi di colpa sull’intestino, alla luce dei dati psicodiagnostici e clinici (Agre- sta F., 2001; 2003).

Inviato dai medici dell’Ospedale, è trattato anche con la psicoterapia analitica di rilassamento corporeo perché ha molta difficoltà ad aprirsi e a ricordare i sogni.

Dopo otto mesi di psicoterapia è più facile capire il suo funzionamento psichico da una serie di sogni particolari: essi sono pieni di “sensi di colpa”: infatti, Alberto si aspetta sempre una punizione a lungo termine (riparazione dalla colpa che lo tiene in tensione) e c’è un divario netto tra i suoi fantasmi e il principio di realtà. A periodi, ricorda so- gni sullo stesso tema (colpa e punizione, senza somatizzare).

Alberto dorme molto, mentre prima, per anni, e durante i diversi ricoveri in Ospedale, ha sofferto d’insonnia. Un sogno tipo (gennaio): “Mi sono sognato che era il mese di giugno ed ero andato a scuola a vedere i quadri e ho visto che ero stato bocciato e mio padre per punizione mi ha chiuso dentro la cameretta per tutta l’estate, senza mangiare ma solo a studiare”.

Nella realtà, la famiglia non è affatto così, e a scuola Alberto non ha grandi difficoltà. La sua sto- ria clinica mette in luce i suoi sensi di colpa che si riferiscono – ora che può mentalizzarli senza somatizzazione – al forte legame pre-edipico che aveva con la madre (ha dormito con loro fino a dieci anni) e per la punizione “sempre attesa” dal padre.

Diciamo che, in questo caso, il corpo non soffre più, non perde più sangue, l’aggressività repressa non è più scaricata in basso, ma in “alto”: Alberto, mentalizzando, “può” sognare senza soffrire.

Paradossalmente il corpo si è “staccato” dalla mente. Per questo, e altri casi con diagnosi simile, la dinamica intrapsichica e relazionale è abbastanza chiara: una inconscia “fusione” con la figura materna e un profondo senso di colpa inconscio: questo conflitto tra simbiosi e separazione crea una tensione inconscia che si esplica col senso di colpa verso la figura paterna (autorità).

L’aggressività che ne consegue è rimossa e somatizzata a livello intestinale (Agresta F., 1997; 2001; 2002). Il livello di mentalizzazione, in mancanza di sogni, può essere ottenuto soltanto con l’appoggio di tecniche di rilassamento con visualizzazioni: in- fatti, all’inizio della psicoterapia, come per altri casi con diagnosi simile, si è rivelato vincente lavorare per circa un anno con le tecniche di rilassamento e con le visualizzazioni guidate, specialmente con un pre adolescente, alessitimico e con forti sensi di colpa inconsci relativi al suo legame genitoriale (Agresta F., 2001; 2003).

Dalle mie esperienze (2003) la dinamica inconscia della rettocolite ulcerosa è la seguente: sensi di colpa preedipici (aggressivi- tà orale ed anale) – tensione e attesa per la punizione – aggressività scaricata sulla parete intestinale.

La rabbia è inesprimibile perché manifestarla implica la ribellione che può causare il castigo dell’abbandono. Sotto l’effetto dei sensi di colpa, la rabbia accumulata, con il suo carico di distruttività, si tra- sforma in autoaggressività e viene incorporata.

L’incorporazione esprime un vissuto inconscio che si “somatizza” a livello intestinale. Dopo due anni, continuando il rilassamento guidato – ora è proposto in maniera abbastanza regressiva, Alberto arriva tutto depresso e racconta un sogno (i sogni li porta ogni due mesi circa): sogna di aver ucciso il padre in maniera camuffata (è il padre che uccide l’altra parte del padre stesso) e iniziamo ad affrontare l’aggressività repressa e somatizzata verso la figura paterna, tra l’altro, molto autoritaria.

Durante questo sogno ha avuto dolori fortissimi all’intestino e la terapia di rilassamento proposta durante la seduta, dopo il racconto del sogno, affievolisce ora una depressione da sensi di colpa che è più menta- lizzata e meno somatizzata.

Il processo di desomatizzzazione in psicoterapia psicoanalitica, almeno all’inizio, deve essere affiancato dalle tecniche di ri- lassamento, sia per favorire nel paziente la ripresa del sonno naturale, come primo obiettivo, sia per abbassare il livello di ansia, e sia per favorire l’affie- volimento delle difese rigide inconsce che non permettono all’immaginario di “esplodere” come “ricordo del sogno”(Assoun P., 1997; Agresta F., 2003).

Infine, questo approccio terapeutico favorisce l’emergere del linguaggio del corpo intero e quello sintomatologico interpretato a livello simbolico; favori- sce il recupero del sistema “corpo-mente”, cioè la persona intera il cui corpo parla con le emozioni una volta represse e negate, col linguaggio non verbale e comincia, con grande resistenza, a ricordare i pochi sogni che all’inizio non vengono assolutamente memorizzati.

Questa negazione onirica è spesso così dalla nascita (Amore M., 1991; Di Donato R., 2006; Agresta F., 2003): infatti, i sogni sono “incastonati” e “depositati” nel corpo. E senza il messag- gio onirico non ci sarà mai cambiamento intrapsichico e strutturale.

I sogni “nel” corpo

Quando possiamo osservare i sogni “nel corpo”? Forse, nel momento in cui rompono la barriera delle difese.

E quando registriamo questi so- gni che inondano il corpo? Possiamo affermare che questi tipi di sogni si registrano soltanto in momenti di conflitto e di regressione: avvengono in momenti particolari della cura, momenti intrinseci al soggetto (resistenze ai cambiamenti, difesa dai cambiamenti) ed estrinseci al soggetto stesso (fatti reali, problemi a scuola, morte di un familiare, cambiamento nel setting: per es., due gruppi in analisi hanno cambiato il setting per iniziare il rilas- samento analitico).

Nelle giornate precedenti e in quelle successive c’è stata una regressione significativa per ogni partecipante del gruppo e ognuno ha reagito con sogni che esprimevano, in alcuni casi, solo un disagio psichico con immagini intorno al corpo e, in altri, più sogni dove erano riproposti i sintomi fisici che avevano indotto il paziente ad iniziare la cura. In questa nuova esperienza e durante la terapia di rilassamento, si ri – crea uno status psicologico ed affettivo di tipo materno – infantile (Di Donato R., 2002; Sapir M., 1984) in cui l’indifferenzazione mente – corpo viene riprodotta e, al tempo stesso, analizzata.

Scrive M. Mancia: “Alla base di questa concettua- lizzazione c’è l’idea di una indifferenziazione mente corpo […] di una loro identità che corrisponde a momenti della vita intrauterina, a partire dai qua- li la mente si differenzierebbe dal corpo, anche se la formazione di una vita mentale separata dal corpo avviene dopo l’esperienza della nascita” (1994). Ricordiamo solo che nel primo anno di vita il neonato “vive” nella fase REM per circa 16 ore su 24.

Psicoterapia di Rilassamento di Gruppo (A)

Gruppo composto da sette persone, due maschi e cinque donne.

Rileviamo alcuni sogni raccontati nella seduta precedente l’inizio del rilas- samento (i partecipanti che erano stati sempre seduti sulle sedie, nella se- duta successiva dovevano distendersi per terra, su piccoli lettini da palestra, in una posizione circolare di gruppo e in cui i loro corpi, che non erano mai stati toccati, venivano toccati dalla mano del Terapeuta, sulla fronte, sulla mano, secondo la tecnica del Rilassamento analitico di Sapir).

Mary, 36 anni, ha forti mal di testa, dolori alla gamba e alla schiena. Da tutti gli esami clinici non risultano problemi organici. Mary porta diversi sogni che riguardano diverse parti del proprio corpo. Prima di allora, i sogni erano di contenuto “ossessivo”, di difesa psichica, e il corpo non era mai stato inve- stito. Sogno n. 1: “Avevo sulla schiena e sulla pancia molti brufoli.

Chiedo a mio marito di passarmi una spugna, ma lui non lo vuole fare. Allora, mi dico che avrei dovuto chiederlo al Dott. Agresta”. Sogno n. 2: “Mi passo la mano dietro la nuca e mi si stacca un neo molto grande che mi resta in mano e mi lascia una ferita dietro la nuca”. Sogno n. 3: “Mia suocera mi taglia, contro la mia volontà, i capelli dietro la nuca”. Sogno n. 4: “Vado dal mio medico (lo stesso che l’ha inviata al T.) per far vedere la gamba che mi fa male.

Lui mi ci infila uno spillo più volte ed io non sento dolore. Il dottore mi dice che non c’è niente da fare, quindi me la devo tenere così. Poi vado in ba- gno perché avevo le mestruazioni che in quel momento erano abbondanti. Oltre il sangue espello una massa strana che io osservo e penso che sia un feto appena abbozzato”.

La gamba era la sinistra, mentre nella realtà quella che le faceva male era la destra! Nella realtà le sono tornate le mestruazioni abbondanti, con forti perdite e “pezzi” di sangue, come dice lei. Dopo la seduta, le perdite diminuiscono quasi subito, lei se ne accorge e poi si sente meglio. Licia, 37 anni, presentava vomito psicogeno, dolori gastrici e attacchi di panico con gravi disturbi della personalità. Avendo sposato un cugino di pri- mo grado, il padre, in particolare, non aveva mai accettato questa situazione tanto che, per dodici anni, aveva rifiutato di vederla.

Poi si incontrano, il padre rimane qualche mese a casa di un parente che abitava vicino la casa della figlia (il padre viveva in Argentina) e si riconciliano. Quando il padre riparte dice alla figlia di tornare con lui, lasciando il marito.

Dopo tre mesi il papà comincia a star male e si ammala di tumore ai polmoni e Licia, per un periodo, l’assiste laggiù in Ospedale. Dopo la morte del padre, Licia rientra in terapia e porta un sogno che la sconvolge: sogna che il padre era vivo e lei aveva un forte orgasmo, irrefrenabile, e pensa, appunto nel sogno, che faceva l’amore col padre.

Si sveglia in preda all’angosca, ha ancora l’orgasmo, ed è in preda agli incubi: “E’ proprio un incesto”- racconta. Proprio di questo era stata accusata dal padre, quando aveva condannato il suo matri- monio con suo nipote, figlio di sua sorella. Ma anche il padre aveva sposato sua cugina di secondo grado, la madre della paziente!

Psicosomatica e Psicoterapia di Rilassamento di Gruppo (B)

Gruppo composto da otto persone: tre maschi e cinque donne. Tecla, 31 anni, con gravi disturbi della personalità e con attacchi di panico. Da bambina aveva subìto seduzioni da parte di uno zio e da una persona anzia- na.

La sua dinamica era questa: darsi ai maschi per farsi accettare. Da tempo ha sviluppato fortissimi dolori alla schiena. Dopo ripetute visite specialistiche, sono state escluse cause organiche. Le tecniche di rilassamento corporeo di senso analitico vengono proposte come integrazione approfondita dell’espe- rienza analitica e psicoterapeutica. Si lavora molto sul significato simbolico dei sintomi rappresentati dal mal di schiena e sui sogni raccontati.

Ecco alcuni sogni: “Mi trovavo in una piazza ed era notte fonda; sono seduta su uno sgabello da bar davanti ad un bancone per servire, come cameriera, caffè e birra; non ero sola perché vedevo dei miei amici avvolti nei sacchi a pelo che dormivano; mi ritrovo a pensare al mio mal di schiena e alla soluzione per poterlo guarire: dovevo fare l’amore con un mio carissimo amico, direttore di un’azienda, il quale nell’atto sessuale era posto sotto lo sgabello e io seduta sopra. Al risveglio ho avuto un fortissimo mal di schiena!”.

Altro sogno: “Mio padre e mia madre erano nella mia camera e assistevano ad un cambiamento, dovevo indossare un abito bianco di lana che a me non piace- va perché avrebbe esaltato i miei fianchi, ma nell’indossarlo vado in un’altra camera e mio padre mi segue e io so che mi sta sbirciando. Mi sveglio con un fortissimo mal di schiena e devo rimanere tutta la giornata a letto”. Altro sogno: “Ero in casa, e mia madre e mio zio mi dicevano che mio padre era morto in aereo; non provavo nessuna emozione e dissi loro che almeno potevamo andare al funerale”.

Un altro sogno: “Immaginavo di desiderare sessualmente Gianni, una guardia giurata; e solo all’idea, il mio corpo dava sin- tomi di spavento, svenimento e mal di schiena”. Altro sogno: “Ero in un’aula scolastica ma buia e con me c’erano ragazzi e ragazze, illuminavo la stanza con il palmo della mano, e improvvisamente entra nella stanza un uomo che forse era il nostro professore dallo sguardo profondo ma molto cattivo; ho capito che voleva uccidermi ma io ero pronta ad affrontarlo.

Così, mi dirigo verso di lui ma, nel combatterlo, lui mi fa cadere per terra e con dei chiodi messi nelle mani mi costringe a non muovermi: mi sveglio con fortissimi do- lori alle mani. Mi sveglio e ho un prurito fortissimo che si è esteso su tutta la mano e poi fino alle braccia”.

Dopo una settimana un altro sogno: “Ero nel- la mia camera da letto con una donna anziana accompagnata da un cagno- lino, ma poco dopo la faccio uscire perché si dimostrava invadente; dopo aver chiusa la porta, un uomo violento, a tutti i costi, voleva far l’amore con me e vedo dal buco della serratura il suo pene. Io ero spaventata dalla sua irruenza, ma accetto di farmi penetrare attraverso un buco posto al centro della porta.

Ero schifata e disgustata dallo sperma che mi usciva anche dalla schiena, lungo la colonna vertebrale. Mi sono rincuorata nel vedere sul mio cellulare i miei desideri scritti sotto forma di SMS: CASA, AEROPORTO, VASO DI FIORI”. Al risveglio Tecla ha un fortissimo mal di schiena, mentre per tutta la settimana era stata bene. La donna col cane rappresentava sua madre e l’uomo violento, il padre. Nel lavoro di gruppo la simbologia ha rappresentato, rispettivamente, quello che rientra nei desideri e negli obiettivi di Tecla: andare a vivere da sola, partire (“utero con fiori e rinvigorito”).

Nella simbologia psicosomatica del lavoro di gruppo si è detto che la schiena rappresenta “il peso della vita” e la colonna vertebrale simboleggia la figura paterna, appunto come “colonna della vita”, sulla quale Tecla non ha mai potuto appoggiarsi.

Nella relazione analitica transfert – controtransfert, si ripropone il conflitto paterno ogni volta che Tecla deve prendere decisioni “reali”, di lavoro, di indipendenza (patente di guida, andare a vivere da sola, risparmiare i soldi che guadagna) nella dinamica corpo a corpo di gruppo.

Riflessioni

E’ proprio vero che il corpo, come recita il libro dei morti egiziano e tibetano, è pieno di “dei”. Noi diciamo di fantasmi, di emozioni, di affetti.

Lo scopo della psicoterapia analitica con indirizzo psicosomatico è anche quello di “far rivivere” gli “dei” che si annidano dentro il corpo, di dar loro un senso e un tono.

E questo è anche più significativo allorquando la parola non è sufficiente a dar voce alle sofferenze e ai sensi di colpa inconsci. In tal caso, il rilassamento analitico si è dimostrato un valido aiuto in questo tipo di approccio, specialmente nel campo delle psicosomatosi dell’infanzia e dell’adole- scenza e in quelle malattie che coinvolgono massicciamente il corpo (Assoun, P. – L., 1997). Altre volte, in accordo con Sapir, per preparare una psicoterapia analitica proprio per quei pazienti troppo chiusi nel proprio guscio corporeo e alessitimico (Sami – Ali, 1987; Mc Dougall J., 1988; Sifneos P., 2007).

Esperienze con studenti di psicologia

Da alcuni anni (2000-2009) portiamo avanti come Conduttori in cop- pia (M/F) diverse esperienze di Training Autogeno (TA) con Visualizzazioni Guidate (VG) con gruppi di studenti e laureati in Psicologia (10-12 p.), nell’ambito delle attività della SIMP Pescarese.

Il processo di mentalizzazio- ne che rimane bloccato con altre terapie verbali, si sblocca, proprio negli interventi con TA con VG: i sogni aumentano, i ricordi ad essi collegati ri- emergono, le emozioni e l’aggressività, che una volta erano ‘stati mentali’ repressi e inibiti, nell’ iter terapeutico, trovano uno spazio più attivo e dinami- co. Inoltre, riaffiorano i “ricordi” di accadimenti, con fantasie e sogni che riemergono con un simbolismo sempre più dinamico, mentre la memoria si riattiva in maniera globale.

Le Visualizzazioni Guidate sono il trait d’union tra la mente e il corpo nella misura in cui i pazienti psicosomatici alessitimici “scaricano” sul corpo l’aggressività scissa dall’emozione e l’angoscia ad essa legata. Quando Carlo, sofferente di rettocolite ulcerosa (Agresta F. et alii, 2006; 2010), riferisce di alcune forti emozioni legate alla sua prima infanzia, somatizza durante la distensione, oppure durante la presentazione di Visualizzazioni che “toccano” subito il corpo, proprio per mancanza di simboli che hanno la funzione di “difendere” il corpo, attraverso la mente attiva e dinamica, diciamo creativa e simbolica. Il miglioramento si avrà quando Carlo ricorderà più sogni (con un’altra Terapeauta) e dai sogni emerge il conflitto pre-edipico che si canalizzava tout cour sul corpo.

La pratica terapeutica ci ha permesso di verificare l’importanza e l’efficacia della funzione del simbolo nelle visualizzazioni guidate come “confronto tra fantasma e realtà”.

Questo nuovo approccio vuole indicare un avvicinamento, un punto di contatto tra un ricordo ancora “coperto” e un “fantasma” che, nella ri-attivazione regressiva del T.A., si presenta o come sintomo, o come simbolo “intrecciato” ad un “conflitto intrapsichico”, legato ad una reminiscenza ancora repressa e/o somatizzata, a seconda della struttura di personalità.

Lo scopo primario non è quello di scopri- re, ma quello di “far sentire” a livello concettuale “quel” fatto o “quel” ricordo che è intimamente legato al sintomo del corpo o a qualcosa legato alla sofferenza del corpo, un linguaggio del corpo ri-attivato proprio in quella seduta con “quella” visualizzazione.Il soggetto si “meraviglia” di questa emozione, legata al corpo e al “fatto” di “allora”; può rivivere, attivamente e concretamente il qui e ora e il lì e allora, nella dimensione balintiana dell’unità mente-corpo, attraverso la dimensione parola-corpo.

La coppia dei Terapeuti, come nella terapia di rilassamento di Sapir, evoca la coppia genitoriale fantasmatica e in particolare il fantasma materno rimanda al vissuto legato alla regressione uterina e alla madre uroborica, mentre il fantasma paterno al fantasma della castrazione.

I risultati raggiunti con i gruppi (più di 100 partecipanti) sono stati: miglioramento della qualità della vita in rapporto alla sensibilizzazione dell’unità mente – corpo, esperienza catartica personale, maggiore riconosci- mento e vissuto soggettivo riguardo al simbolo (e al simbolismo mente-corpo), migliore capacità di percezione dei vissuti emozionali in rapporto alle varie somatizzazioni, più capacità di ascolto degli altri; ricordi/affetti, allargamento della coscienza creativa, abbassamento dell’ansia e dell’angoscia e scomparsa di diverse somatizzazioni.

Contemporaneamente aumenta il processo di mentalizzazione che permetterà un allentamento delle difese e un maggiore ricordo dei sogni che diventano più pregnanti rispetto alla dinamica personale.

Il punto nuovo che abbiamo rilevato e che mettiamo in atto – dopo al- cune V.G., così come avviene nei primi colloqui di consultazione sottoforma di “interpretazione di prova” (E. Gilliéron) – è rappresentato dagli “Interventi di prova” , tra il VII e l’VIII incontro di ogni livello. Gli “interventi di prova” sono proposti dopo la verbalizzazione del vissuto del partecipante al gruppo e al Terapeuta.

Gli interventi del T. sono “focalizzati” e brevi (1 o 2 per ogni livello) e hanno lo scopo di una “prova” verificabile riguardo ad un’ipotesi interpretativa – in chiave psicodinamica e simbolica – che il soggetto potrà “datare e ricordare” rispetto alla propria storia personale e familiare (eventi traumatici, vissuti, ricordi).

Lo scopo è anche quello di “saggiare” il tipo di intervento psicoterapeutico più appropriato e/o il grado di profondità della ipotetica interpretazione adatta al setting e al soggetto. Inoltre, questo stato “suggestivo” aiuta il paziente somatico così difficile da trattare ad aver “più fiducia” non solo nella “terapia della parola”, ma anche nel “linguaggio del corpo” che nel Nostro è sempre negato, razionalizzato e non compreso (“relazione bianca” con i “pazienti Fujsiama”).

L’intervento “focalizzato” riguarda il legame del sintomo (problema/emozione particolare) presentato, il vissuto pre-edipico (come fantasma) e l’atteggiamento intra-familiare nascosto che sottende alla ipotetica dinamica familiare primitiva e, di conseguenza, come lega- me e problema “sintomatologico”. Così, per alcuni tratti, possiamo “scopri- re” una verità “in diretta”.

Il partecipante ri-propone in chiave somatica e/o simbolica, nella dinamica relazionale con la coppia terapeutica, la dinamica del suo problema “primario”, come conflitto intrapsichico- relazionale.

Non si va oltre, ma si può verificare quel fatto, quella situazione, partendo dall’hic et nunc della dinamica relazionale del gruppo e chiedendo al partecipante “la verifica” reale illinc et tunc del “suo” problema. La “verità psicosomatica” viene appena sfiorata. Questa “apertura” è molto suggestiva e “tocca” le di- fese e l’insight della persona che prende coscienza che alcune difese troppo rigide si vanno sciogliendo e si prepara, con maggiore “fiducia di base”, alla via del cambiamento intrapsichico, interpersonale, somatico e simbolico per il livello successivo.

Esempi. I Livello. Visualizzazione: Il piccolo lago. La visualizzazione descrive un sentiero di montagna in una splendida giornata primaverile in cui piano piano si arriva ad un piccolo lago soffermandosi ad ammirare la natura rinata. Federica: “Ho avvertito la pesantezza e il calore solo a pezzi, la voce femminile mi ha aiutato a sentire il cuore, che prima non avevo mai ascoltato.

Nel plesso solare ho sentito freddo. Nella visualizza- zione ho visto una strada con i pini alti, non riuscivo a vedere il sole. Ho vi- sto la salita, la discesa e infine il lago, ma non vedevo mai il sole.

Poi quando lei ha detto di andare via, sono scappata subito; era una situazione che non mi piaceva”. Intervento: “E’ lei che non vede il sole, il sole è calore, comunica emozioni, parole…se lo rifiuta, ha paura di comunicare.

Qui però è l’albero che copre il sole, lei si difende dal caldo, inconsciamente ha sentito troppo caldo e poi ha smesso…..(posso chiedere se c’è un problema somatico a livello della pancia? Problema intrapsichico?)”. Federica: “Sì, soffro sempre di colite”. Visualizzazione. Colline inglesi: Questa visualizzazione descrive la penisola di Cornovaglia (Inghilterra) con tutta la sua meravigliosa natura circostante… Mary: “Ho sentito il cuore che mi batteva nello stomaco”. Inter- vento: “E’ contenta, ha scoperto qualcosa a livello sentimentale? (…) Manca la verità, quella reale…”. Mary: “No, nessuna novità.

Nella visualizzazione ho visto tutto, ma non trovavo elementi miei, seguivo la lezione (lapsus), ma…”. Intervento: “Lezione? La lezione mi fa pensare a un insegnante… c’entra un professore d’inglese!”. Lei: (tossisce…tenta di parlare…): “E’ vero, ricordo il mio professore di inglese delle superiori che ha sempre avuto una grande ammirazione per me, era sempre molto protettivo nei miei riguardi e spesso mi faceva battere il cuore!”.

Un’altra partecipante che chiameremo Lisa su questa visualizzazione riferisce: “All’inizio mi sentivo persa…ho iniziato a sentire l’odore di cande- le spente”. Intervento: “L’odore di candele spente farebbe pensare alla morte intesa come mancanza del tocco del padre.

Si può pensare al senso di colpa per la separazione della madre rispetto al padre…si può dire che nel suo immaginario è come se lei durante la notte non abbia permesso ai suoi genitori di stare a lume di candela mentre lei era in cameretta”.

Lisa: “Sì, succedeva che mio padre viaggiava di notte e quando tornava io, che in sua assenza stavo nel lettone di mamma, dovevo tornare nel mio lettino con grande paura: spesso, mia nonna che stava con noi, in una camera più grande, accendeva i lumini quando tornava il mio papà, suo figlio”.

Visualizzazione: La lotta contro la piovra. La visualizzazione descrive gli abissi del mare, e si chiede di affrontare una grossa piovra, un mostro marino che semina terrore e morte. Dopo un lungo lottare, si chiede di colpire l’animale fino alla sua morte, e di trascinarlo in superficie.

Alla luce del sole, questo animale si ridimensiona, fino a trasformarsi prima in una strega maligna, poi in una vecchia, e si chiede di seguirla in una oscura foresta. Il paesaggio lentamente si trasforma, e si chiede di salire le pendici di una montagna.

Arrivati alla vetta, la vecchia si trasforma in una fata e tutto è splendente…Clara: “Nella visualizzazione volevo dire ‘basta’, volevo muovermi ma il corpo era pesante, quasi bloccato. È come se l’istinto di uccidere la piovra e la ragione combattessero… Poi ho ucciso la piovra, stavo male”. Intervento: “Forse per i sensi di colpa? Però c’è la sua liberazione con lo stare male…Uccidere la piovra non rappresenta una liberazione! E’ la liberazione dalla “madre piovra”. “Sì, è vero- aggiunge Clara- quante volte mi sento di “colpire mia madre e mi si paralizzano le braccia”. Visualizzazione: Lotta contro il drago.

La visualizzazione descrive un sentiero di montagna che porta ad una foresta, e si chiede di sentirsi come Sigfrido, che porta con sé una spada. Poco dopo compare un drago di di- mensioni enormi, e si chiede di ucciderlo, conficcandogli la spada dritto al cuore.

Terminata questa grande impresa, si chiede di lavarsi del sudore e del sangue presso una fonte…l’acqua fresca rigenera e toglie ogni fatica, purifica…Luca: “È stato bellissimo, nella visualizzazione ho sentito molto calore per tutto il corpo soprattutto quando ho ammazzato il drago. Poi, dopo averlo ammazzato, ho visto una fontana di pietra circolare da dove fuoriusciva dell’acqua che mi bagnava…

Mi sentivo purificato, mi sentivo bene…”. Intervento: “Quando il calore non fa più paura è una lotta tra la vita e la morte, tra l’eccitazione e la morte” (simbolicamente l’uccisione del drago rappresenta l’uccisione del padre). Luca: “Ho ripensato, mentre lei parlava, a quante volte ho discusso con mio padre…una volta, avevo 5-6 anni, gli ho lanciato una scarpa da tennis che lo ha colpito sul petto. E mi sono sentito perso…Papà mi ha preso in braccia e mi ha sculacciato e mi ha detto che non lo dovevo fare più…è stato un padre buono (piange)… purtroppo l’ho perso 5 anni fa”.

Nelle ultime sedute del III Livello le parti dell’inconscio si aprono e “comincerà a parlare” o attraverso il corpo o a ricordare sogni (che non possono essere raccontati), o nelle visualizzazioni, a raccontare la storia della propria infanzia, della relazione con i genitori, conflitti, l’aggressività e la sessualità.

Emergeranno la mancanza di risposte, di condivisione del piacere relazionale, forti difese edipiche e sublimazione, risomatizzazioni super egoiche, senso di colpa tra il preedipico e l’edipico, freddo, impressioni glaciali, difese, ristrutturazioni, confronto con la realtà del fantasma. Successivamente non compaiono più somatizzazioni, il corpo è sollevato.

Visualizzazioni: con musica (Ninne-nanne). Angelo riferisce: “Esercizi corporei benissimo…peso concentrato su spalle e testa….non riuscivo a chiude- re gli occhi….mi ha fatto piacere sentire la musichetta…ho visto mia madre che pensava a me, lontana…la madre diceva: “Ti voglio bene” e il bambino era troppo piccolo per rispondere…”. Intervento: “Cos’è? Una mancanza di con- divisione del piacere relazionale? Problemi di allontanamento?”.

Angelo: “Sì, da piccolo sono stato spesso in Ospedale per vari ricoveri e interventi…quan- do non c’era mia madre che faceva i turni di notte, c’era un’amica o la zia… la madre mi cantava le canzoncine per bambini; le altre non mi cantavano nulla”. Liliana: “A me è piaciuta…molto carina…la seconda musica era quel- la di mia madre…le mani erano ghiacciate…il corpo caldo…però mi sono rilassata…ho ricordato quand’ero piccola…ma anch’io non ho risposto a mia madre” (mancanza di risposta).

Linda: ”Mi sono rilassata tantissimo…mi sono quasi addormentata…sentivo freddo…avevo brividi di freddo a tutto il corpo…ho visto la chiesa…era un eremo sulla roccia…il suono era come un mio occhio che mi scrutava dentro…(occhio incarnato)…non l’ho visto… lo sentivo io che mi scrutavo…un momento di raccoglimento sulla mia vita…su quello che sto facendo adesso….Sentivo questo occhio dentro…”. Intervento: “Come mai questa trasformazione dal suono arcaico alla religione? C’è una forte difesa edipica e sublimazione religiosa dalla ninna-nanna alle musiche religiose.

Perché questa sublimazione? Le voleva cantare il rock e non glielo hanno permesso?”. Linda: (Scoppia a ridere): “E’ pazzesco…io suonavo in un gruppo con sole ragazze metal…e i miei, dopo tante liti, mi hanno per- messo di suonare soltanto in chiesa…allora l’occhio era mia madre?”.

Visualizzazione: Il faro. Marilena: “Il corpo bene.. le dita tagliate dal freddo a metà…ho visualizzato il porto…non volevo entrare dal basso…dall’alto vedevo un fascio di luce che usciva dalla vetrata…la luce mi veniva davanti, ma non mi toccava…poi l’ho sentito allo stomaco questo fascio di luce, mi sono avvicinata, mi sono girata e ho lasciato la barca che mi aveva portato lì…il faro come una guida alla salvezza…mi sono addormentata, poi mi sono svegliata con un dolore alla nuca…ho pensato di andare verso…ho pensato a Ulisse che ho ritrovato”.

Intervento: “C’è un problema di meta, di viaggi e di ritrovare il “faro”, un simbolo fallico, paterno…Pensava di averlo perso dopo un viaggio?”. Marilena: “Mi sto emozionando…sì, dottore, mio padre, quando avevo 10 anni, era partito all’estero e ha subito un incidente vicino al porto di Marsiglia…ha avuto le gambe rotte da una macchina di servizio che lui non aveva visto…ed è stato tre mesi in Ospedale e siamo andati più volte a trovarlo…lui lavorava lì”.

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